La fine di questa torrida, stupenda, terribile estate

“Sò come er vento, vado ndò me va… vado ndò me va ma stò sempre quà!” (Mannarino)

E anche questa estate sembra che voglia finire. Proprio questa estate che sembrava infinita, come tutte le estati, e che è passata in un soffio, come tutte le estati.

Un’estate sempreingiro, tra Dolomiti, Val d’Aosta e monti della Laga. Sono tante le immagini e le parole che mi restano impresse nella mente, ma alcune più di altre.

Le immagini del fumo sulla A24 tornando dal concerto per Amatrice. Mi guardavo intorno in quello scenario da incubo, e guardavo dallo specchietto retrovisore l’immagine di Eugenia sul sedile posteriore, con le mia stessa espressione sgomenta.

La domanda è come? ma anche perchè? ma anche chi? ma anche come può essere? e nessuna ha una risposta. Questo è stato un anno terribile, sono andati in fumo interi boschi, quei boschi che noi abbiamo percorso tante volte sulle nostre amate montagne. La nostra Laga è sempre bella, ma è secca, arida, tutta gialla invece che tutta verde. E’ la natura, che si sta ribellando, dello scempio che ne facciamo ogni giorno? Si sta ribellando alle nostre città, alle nostre auto, alla nostra immondizia, alla nostra generale noncuranza. Non è un pensiero coerente, nè ha minimamente delle basi scientifiche, è una sensazione che mi accompagna insieme all’immagine del fuoco sul mio amato Appennino.

Ma c’è anche l’immagine del concerto, la sensazione di beatitudine e di energia della musica dal vivo che da tanto tempo non provavo. In questa estate poco cinema all’aperto, poche serate fuori, e questo è stato l’unico concerto, ma è valso l’attesa. L’atmosfera e il valore che ha avuto sono veramente unici.

Come unici sono alcuni momenti di questa estate. L’alba alle Tre Cime. Il tramonto alle Cinque Torri. Il “grazie” detto come se quei paesaggi li avessi fatti io il giorno prima. I “brava”. Le radioline gialle supertecnologiche. I “ci vediamo alla prossima!”. Un portachiavi a forma di stella alpina. Il lagrein al rifugio, e la birra senza glutine al rifugio! Le rivelazioni delle scope su tutto quello che io non colgo e non sento dalla cima della fila. Gli aperitivi in riva al lago di Misurina. Gli occhi di chi non credeva di farcela, per una salita, per uno strapiombo, per la condivisione degli spazi in rifugio, e invece ce la fa, con le proprie forze o prendendo in prestito quelle di chi ha vicino. Il sentiero indovinato sotto le Tofane. Le valli strette e ripide della Valle d’Aosta, il silenzio dei suoi sentieri, gli stambecchi che si allontanano infastiditi e i cerbiatti che corrono via spaventati. Amleto che corre felice sui sentieri e cerca disperatamente di raggiungere la marmotta che fischia al nostro arrivo, e che invariabilmente si rituffa nella sua tana un attimo prima che lui la raggiunga.

“Ma mò che viene sera, e c’è er tramonto
io non me guardo indietro, guardo er vento.
Quattro ragazzini hanno fatto ‘na ‘stronave, co un pò de spazzatura
vicino ai secchioni, fuori alle mura, dove fori nun se vede
e c’è n’aria scura scura. Ma guarda te, co quanta cura
se fanno la fantasia de st’avventura. Me mozzico le labbra,
me cullo, che me tremano le gambe de paura,
poi me fermo… e penso: Però, che bella… stà bella fregatura.

E brindo, a chi è come me, ar bar della rabbia
e più bevo e più sete me viè… stì bicchieri sò pieni de sabbia”.

(Mannarino)

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