Come del resto alla fine di un viaggio

L’Alta Via è uno stato d’animo, è una predisposizione mentale, è un viaggio vero, dentro un paesaggio incredibile ma anche dentro sé stessi e dentro gli altri.

Non senti mai l’odore della montagna così intensamente come quando stai per lasciarla. Si, io ci torno domani, ma in una condizione diversa. Senza nulla togliere ad una vacanza “stanziale”, in cui si dorme in hotel e si fanno escursioni giornaliere….beh, l’Alta Via è un’altra cosa. L’intensità con cui si vive la montagna è un’altra cosa.

Certo, ci sono alcuni piccoli disagi da mettere in conto, o forse si tratta semplicemente di una condizione diversa, che noi percepiamo come disagio perchè siamo “intossicati” dalla vita di città e non sappiamo più fare a meno di cose che dopo un paio di giorni ci sembrano superflue. Si passa molto tempo scollegati dal mondo, i cellulari prendono poco e non si può scambiare messaggi o pubblicare foto. Inizialmente ci si sente infastiditi, poi ci si rende conto di quanto tutto questo sia liberatorio. E’ incredibile pensare a come sia necessario costringersi a vivere il momento, e questo fa davvero riflettere su che mondo folle abbiamo costruito fuori e dentro di noi.

Ed è proprio questo il sentimento che si prova con maggiore intensità, credo. Il senso di libertà. La libertà di vivere solo il presente. E il senso di pace e di serenità che infondono le montagne. Con la loro austera bellezza, sembrano ammonirci sul tempo che passa, sul nostro arrovellarci inutile sulle nostre costruzioni mentali, sul nostro non saper mai assaporare l’istante fino all’ultima goccia.

Il gruppo è eterogeneo ma composto in massima parte da partecipanti rodati e perfino da qualche amico o conoscenza di vecchia data. Sono pochi i volti sconosciuti. Tutti si amalgamano senza difficoltà e anzi la caratteristica più evidente di questo gruppo è proprio l’amalgama generale e privo (almeno ai miei occhi) di “sottogruppi” e “gerarchie”. Tutti chiacchierano con tutti, non si creano isolamenti e suddivisioni “fisse”, come quasi sempre accade. 

Io mi tengo in disparte. Non sono io la protagonista. Protagoniste sono le montagne, protagonisti sono i nostri passi, le nostre parole, i nostri silenzi ammirati, i nostri sguardi di intesa. Protagonisti sono coloro che partecipano al viaggio, io mi sento sempre di agire sottotraccia, di indicare una via e poi fornire una cornice. E l’alchimia si crea, si alimenta, si struttura. 
Sento dietro le mie spalle parole, tante, tantissime, anche parole importanti. Sento un raccontarsi e ascoltarsi vero, sento sbuffare sotto il peso dello zaino e confidare amori, lavori, sogni. 

Passo venticinque surreali ore a Roma, che è vuota ma troppo piena, troppo grigia, troppo rumorosa e invadente. Per una volta, in treno non sono riuscita a dormire, che mi manchi la promiscuità delle camerate..? Passo la giornata mezza intontita, fortunatamente fa fresco e posso attendere a tutte le piccole incombenze pre partenza senza soffrire come qualche settimana fa. 
Ma mi sento fuori posto, annuso l’aria e ributto fuori stranita tutte queste sostanze artificiali, smog, profumi dei passanti, esalazioni di cemento.

L’Alta Via ti resta dentro, come pochi altri viaggi. Anche se “c’è sempre un viaggio da ricominciare”. Domani si riparte, le mie amatissime Tre Cime ci aspettano.
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