E intanto lei se ne va

20170713_124046

Io: Quindi te ne vai.

Lei: Non fare quella faccia. Non hai sempre detto che dovevo andarmene?

Io: Si, ma che c’entra. E’ la soluzione migliore, lo sappiamo tutti, da sempre. E’ fin troppo tempo che è che la soluzione migliore.

Lei: E tu l’hai sempre detto, e hai convinto tutti che lo era. Anche chi non voleva che andassi.

Io: Si, è vero. E’ solo che… adesso che il momento è arrivato, mi manca il coraggio, mi sa.

Lei: Il coraggio di che?

Io: Di dirti addio. Razionalmente, so che è la soluzione migliore. Ma… come faccio?

Lei: Troverai il modo. Sono solo una cosa, anzi una casa.

Alla fine i miei genitori sono riusciti a vendere la casa, la loro, la nostra, quella in cui siamo cresciuti. E come sempre tutto mi crolla addosso all’improvviso. Come sempre, io sto facendo qualcos’altro, organizzando qualcos’altro, ho la testa via e questo pensiero è solo un piccolo anfratto del mio cervello, che intanto si incaponisce su sentieri e percorsi. Ma niente, quello che ti deve trovare, prima o poi, ti trova, e ti devi arrendere. Un messaggio wapp, una foto di scatoloni, SOS delle mie sorelle, che, manco a dirlo, si sciroppano questa vicenda molto più di me, che sono sempre da qualche parte tra la cima XXX e ila valle YYYY. Ma in questa quasibentregiorni pre-dolomitica, mi tocca.

Si, è la soluzione migliore. Da tempo, in una casa enorme dove anni fa eravamo sette o otto, vivono in tre o quattro, pagando peraltro uno sproposito di spese per un condominio con un giardino condominiale che è stato la felicità di quando eravamo bambini, che è stato per me e i miei fratelli giungla, campo di battaglia, è stato un mondo da esplorare, è stato alberi da scalare, cespugli a riparare, nespole da mangiare e teatro di epiche sfide a nascondino.

Imballo la collezione di tazze di mia madre e mi scorre davanti ogni viaggio che ho fatto, perché la tradizione vuole che da ogni viaggio ognuno di noi le porti una tazza per la sua collezione. C’è la tazza della Berlino – Copenaghen in bici, c’è quella del Festival del Cinema di Locarno, quelle della Croazia, della Grecia, della Normandia. Quelle dei miei fratelli, di Madrid e Los Angeles, e quelle vecchie davvero, della Nutella, con Snoopy, di quando eravamo bambini. Ci sono montagne di scatoloni di libri (da qualcuno dovrò pure aver preso…) e di cd, e dvd, film e musica a non finire.

Si, è la soluzione migliore, ma questa è la casa dell’albero di Natale, del bagno dove fumavo di nascosto, della terrazza dove studiavo per gli esami all’Università e dove ho ricevuto la prima telefonata di F. mentre scrivevo il testo dello spettacolo su Pasolini. È la casa della mia festa di laurea, è la linea telefonica che mi litigavo con mio fratello da ragazzini, è la tavola dei pranzi della domenica, la porta che mia madre minacciava di sprangare se mio padre portava a casa altri dvd, il salotto dove i miei genitori mi aspettavano svegli e inca##ati neri la prima volta che tornai a casa alle 5 di mattina.

Anni fa lessi un libro assolutamente meraviglioso (“Middlesex” di Jeffrey Eugenides) in cui si dice che “la vita più che ne futuro ti proietta nel passato, indietro fino all’infanzia e a prima della nascita, fino a dove si comunica con i defunti. Invecchi, salendo le scale ansimi, ed entri nel corpo di tuo padre. Da lì il salto al nonno è breve, e prima di rendertene conto stai viaggiando indietro nel tempo. In questa vita cresciamo a ritroso”. Mia madre viaggia con le tazze che le portiamo dai nostri, di viaggi, e mio padre, che invece è uno stanziale per vocazione, quando gli si chiede se non gli piacerebbe andarsene ogni tanto a vedere un posto nuovo, risponde che Tommaso Campanella non ha avuto bisogno di andare da nessuna parte, ha vissuto quasi tutta la sua vita in prigione immaginando una città di pace, giustizia e felicità per tutti.

Ecco, se ne va il luogo del mio ritroso, il luogo che da sempre associo alla parola “casa” (anche se quando ci vivevo, manco a dirlo, non vedevo l’ora di andarmene). E avrà pure un senso se io e i miei fratelli ce ne andiamo in giro per il mondo, sarà forse una sintesi tra aspirazioni e ritorno, tra radici e libertà.

P.S.: La nuova casa, più piccola, è sempre in zona però. Il focolare resta alla Balduina, eh, si sposta solo una manciata di palazzi più giù.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...