Dietro la curva c’è l’inferno

Questo non è un blog di denuncia o di analisi politica, e peraltro è nato come un mezzo assolutamente semiserio. Però quando ci vuole, ci vuole.
Io non ero mai stata ad Amatrice e dintorni post terremoto. Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento, lì intorno ci sono montagne stupende che sono la mia meta ogni anno appena le nevi si sciolgono.
E il momento è arrivato oggi, con Cima Lepri.

In auto, sulla strada che ci porta all’attacco del sentiero, passiamo per Sommati. All’inizio del paese, due edifici con qualche crepa. M. si guarda intorno e dice “beh, meno male, questi hanno tenuto”. Ma dietro la curva c’è l’inferno. Il paese è raso al suolo, e (peggio ancora) le macerie sono ancora tutte lì.
E’ davvero una sensazione indescrivibile. Lo sai, perchè lo hai letto in tanti appelli e articoli di giornale e testimonianze, ma niente ti prepara davvero, o anche tutto ti colpisce in un attimo. Non amo la cronaca, penso sia più pornografico della pornografia poter assistere al “dramma in diretta”, ma inevitabilmente tutti abbiamo ascoltato alla radio i racconti dei superstiti, o abbiamo un amico, un parente, un conoscente tra le vittime. E tutto ti sale in testa all’improvviso, mentre guardi quel mucchio di macerie. E sai alla perfezione quanta lentezza c’è nella macchina burocratica che porterà quelle persone a riavere le proprie case, e sai cosa significa avere una casa, ma puoi solo immaginare cosa significa perderla all’improvviso. Sai cos’è la paura ancestrale, e puoi immaginare la notte del 24 agosto.

O forse no. E per questo mi fermo qui. Non ho fatto nessuna foto, e mi sento che dalla mia casa assolutamente integra non posso davvero immaginare niente. Non posso davvero capire. Ma posso empatizzare, e posso pensare a cosa posso fare io, dal mio piccolo che adesso, di fronte a quella devastazione, mi sembra il mio microscopico, il mio infinitesimale.
Il resto della giornata scorre con tutta la bellezza della Laga negli occhi e nelle gambe. È impossibile restare indifferenti. Le nuvole accarezzano il versante opposto a quello che percorriamo e in cresta ci regalano un panorama surreale. Dai milleottocento di quota in poi, sono frequenti le chiazze di neve, anche di dimensioni considerevoli, che fanno come sempre la felicità di Amleto, che ci si rotola, ci corre, la scava, la mangiucchia. Nessuno sa esprimere la gioia come un cane, e mi viene in mente il verso di una poesia di un mio caro amico: “del mondo ignaro, ma tutto nel mondo”. Amleto non sa nulla della tragedia che si è consumata mesi fa sotto la montagna dove oggi corre tutto felice, ma è nel mondo, è nel momento come nessun altro. La montagna è piena di fiori, il vento è freddo e si cammina con la felicità di avere intorno una bellezza immensa. In vetta, resto a fissare le nuvole che si accavallano sul Gorzano e su Pizzo di Moscio mentre Amleto fa un pisolino appoggiato alla mia gamba. C’è tanta immensità silenziosa, ai nostri piedi.

Tornata a casa, comincio a cercare un agriturismo dove dormire per una tre giorni di camminate a fine agosto. Un po’ di tempo fa, vidi un appello per Amatrice che diceva che per sostenere le popolazioni colpite dal terremoto, invece che inviare soldi, sarebbe stata una buona idea passare qualche giorno in quella zona. E mi sembra sensato. Il 27 agosto ci sarà un concerto di solidarietà, e quale migliore occasione per passare tre giorni a camminare.
Ho ancora davanti agli occhi le case di Sommati. Riguardo le foto della giornata, e penso al panorama da lassù, a quelle macchie grigie che si vedono, che si intuiscono.
Amleto dorme, e forse sogna la neve a Cima Lepri.

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