Ma se io resto in silenzio, tu lo capisci da te

Ha il potere di comparire sempre quando sono tra l’orripilante, l’impresentabile e il mortaccigiuda. In questa inconsueta tre giorni a Roma, mi sto accanendo con la muffa sulle pareti. Bello vivere in Prati, al centro di Roma, ma il piano terra è garanzia di umidità. Ormai al dodicesimo anno dalla stesura della vernice alle pareti, il bianco originario è punteggiato di macchioline marroni che ho cominciato a guardare con casalinghesco odio. Armata di spray e di spugnetta, sono intenta a spruzzare e strofinare (capelli legati, pantaloni della tuta, maglietta sformatissima con su la falce e martello e la scritta “Sezione P.C.I. Lorenzoni” che mi regalò vent’anni fa uno dei cuochi della Festa dell’Unità di Bologna) smoccolando contro l’umidità, quando la sua sagoma compare sulla porta. Lo vedo con la coda dell’occhio e quasi cado dalla sedia.

F: Ma che brava donnina di casa.

(Possibile che io senta il suo odore a questa distanza, nonostante la puzza di cloro di questo schifo di spray? Ma mi sarò almeno fatta una doccia, stamattina, dopo essere andata a correre? Riuscirei a togliere la pinza dai capelli senza che lui se ne accorga?)

A: Mh, per poco non casco e mi rompo l’osso del collo.

(scendo con la grazia di un cassonetto e mi sento di avere più o meno lo stesso aspetto. Intanto Amleto gli fa le feste come sempre, il piccolo traditore. Io metto su il caffè, lui si siede. Sempre la stessa posizione, la stessa puntina di dolcificante, lo stesso mezzo giro svogliato di cucchiaino, la stessa aria scanzonata, attenta, elusiva, appassionata)

F: Quando riparti?

A: Sicuramente il 27, per la Sardegna, ma forse riesco anche a fuggirmene qualche giorno prima, vorrei andare a Fara San Martino, o a fare un pezzo di Alta Via delle Foreste del Casentino, per settembre… o la Via degli Dèi, o il lago di Fiastra, di idee ne ho parecchie, di tempo un po’ meno.

F: Immagino chilometri e chilometri a piedi e sveglie all’alba.

A: Si, il paradiso.

F: Se lo dici tu… sempre da sola?

A: Quasi sempre. Ma lo sai, a me piace. E mi serve a caricare le pile per quando avrò molte persone intorno. Con la mia timidezza, non è mica sempre facile.

F: Ti immagino, con la tua faccina arcigna, che ti guardi intorno.

A: Faccio progressi. A volte parlo.

F: Immagino. Il meno possibile, il più delle volte.

A: Lo sai che è difficile. A me piace osservare, e ascoltare. Ascolto i discorsi dietro alle mie spalle, in escursione. Tempo fa ascoltai una persona che parlava del perdono, in particolare del perdonare i propri genitori. Mi piacque così tanto, trasmetteva tanta serenità. E c’è una donna, che mi piace moltissimo, che è quasi sempre con me e che mi aiuta così tanto, e con cui mi piacerebbe condividere tanto di più. E’ bella, forte, fiera, ma anche dolce, e affettuosa. Ha avuto una vita difficile, ha vissuto cose che avrebbero piegato chiunque, e non si è mai arresa. E ci sono tanti, che sono entrati a far parte della mia vita, della mia quotidianità, che guardo con curiosità e di cui mi piacerebbe sapere tanto.

F: Dovresti far entrare qualcuno, ogni tanto.

A: Eh. Non è il mio forte.

F: A volte vale la pena sforzarsi.

A: Senti chi parla. Sto conoscendo tante belle persone. Mi stupisce ogni volta, che vengano a camminare con me, che mi dimostrino tanto…affetto.

F: Magari, semplicemente, si trovano bene con te.

A: Eppure mi sembra sempre di non fare niente di speciale, e spesso di non fare mai abbastanza, ma lo sai.

F: Lo so. Ti so. Stai bene?

A: Sto bene. E’ estate, l’alba è fresca a Villa Pamphili, la neve si è sciolta e comincio a sognare le Dolomiti. Non vedo l’ora di essere di nuovo lassù.

F: Ci vorrebbe una bella cenetta all’aperto stasera.

A: Grazie, film già visto. Finisce con me che prendo otto chili a forza di affogare le paranoie nel frigo.

F: Sei un’acciughina.

A: Molto galante, ma non attacca. Tu stai bene?

F: Sto. Ho tre spettacoli da qui a fine luglio, i concerti, il festival De Andrè…e le serate romane con il vino bianco fresco. E l’altro, com’è?

A: Bello, più bello di te.

(mi ha infastidito, quel tono da vecchi amici, quel modo che ha sempre di essere più sostenuto, più mascherato di me, che sono tutta una stupida emozione affiorante da ogni gesto e sguardo e lo so. La frecciata gli sta bene, e sarebbe anche meglio se non si vedesse quello che è, una frecciata, e se non si vedesse che l’ho detto apposta, anche se è vero. Lui come sempre incassa con innata classe, non ha nemmeno bisogno di distogliere lo sguardo. Per riflesso condizionato alla Pavlov, da anni il suo aplòmb mi suscita l’irrefrenabile desiderio di prenderlo a sediate)

A: Non so se si possa davvero parlare di un altro, in realtà. Abbiamo passato dei giorni molto belli, insieme. Ma pochi. E viviamo lontani.

F: E’ gentile?

A: Si. E intelligente, e timido, e amante delle camminate.

F: Non gli manca niente. (il velo di ironia, stavolta, un po’ lo tradisce. Ed è il momento che se ne vada. Lo capisce quanto me. Si alza, mette la tazzina nel lavandino, mi passa una mano sul viso, e in un attimo è fuori, come se non ci fosse mai stato).

Forse questo dialogo è avvenuto davvero, forse no. Forse mi sono addormentata con la spugnetta e lo spray antimuffa in mano, forse fantasticavo tra i fumi del cloro, forse queste parole erano dentro lo scambio mensile di “come va”, “che fai”, “sono in mezzo al nulla tra alberi e cime, non so manco come prende il telefono”, “sai che a luglio suono a Pavana, insieme al nostro Guccini”. Forse non importa davvero cosa dicano le parole, “quello che conta è la musica”.

Ponte del 29 giugno in Sardegna

Passo Falzarego a luglio

Alta Via n. 1 ad agosto

Ferragosto alle Tre Cime di Lavaredo

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