Le voci nell’armadio

Ma quale Capodanno, c’è un momento mille volte peggiore, di vera crisi e terrificante riflessione, in cui tutti i fantasmi della tua vita vengono a farti visita e davvero ti trovi a tu per tu con il tuo io più profondo, le tue scelte, le difficoltà, i dubbi, il super-io con la voce di tua madre, tuo padre e tua nonna messi insieme…e questo momento viene non uno, ma bensì due volte l’anno. Sto parlando del mefitico (rullo di tamburi) … CAMBIO DI STAGIONE.

Oggi, complice la connessione ad internet immotivatamente a singhiozzo (Infos###ada limegamort## tua, e miei che non ho il tempo di organizzare un cambio di gestore) mentre cercavo di pubblicare il programma definitivo per l’Orfento, in un (rarissimo) slancio “ordine e pulizia” mi sono detta che con questo caldo era ora di travasare vestiti dagli scaffali alti dell’armadio fino alle stampelle, e viceversa.

Ignara come un fringuello mi metto all’opera ed ecco passarmi davanti anni di lavoro in ufficio e conseguente guardaroba che ormai giace inutilizzato da un anno. Camicette, pantaloni, golfini (sempre multicolor, non è che io sia mai stata una diligente impiegata in bianco e nero…) e poi gonne, e collant…tutto fa su e giù negli scatoloni del cambio di stagione e ormai…sembra proprio non servirmi più.

Comincio a soppesare golfini, gonne e pantaloni e concludo che qui c’è da fare una bella opera di bonifica. Un po’ di cose non mi servono più, e non ha senso occupare spazio (come mi piaccio quando sono pragmatica!). Come metafora esistenziale femminile, il rinnovo del guardaroba è un classicone. Prendo un bel bustone e comincio a ficcarci dentro roba, con il senso di leggerezza tipico del momento in cui decidi di liberarti del passato, mentre davanti ai miei occhi scorrono le immagini della mia “vita precedente”… e qualcosa scatta nella mia testa.

Aiuto. Il mio cambio radicale di vita mi crolla addosso come un macigno. Non ho più uno stipendio. Non ho un posto dove andare tutti i giorni. Non ho garanzie. Quella camicetta che avevo entrando in ufficio, dove mi aspettavano tante mansioni prestabilite, sembra ridere di me con scherno. Ripenso al caldo e confortevole senso di appartenenza, all’attesa del giorno dello stipendio. “Non sei più sul libro paga di nessuno!”, sembra dirmi con perfidia la camicetta. “Che farai se le tue prossime idee si rivelano dei flop clamorosi?”, le fa eco un pantalone grigiolino. “Magari questa idea del leggere nei boschi non è poi un granchè”, suggerisce un golf con dei fiori ricamati sopra. “E se non ti viene più un’idea sui prossimi fine settimana?”, aggiunge un tubino blu scuro, indossato in due o tre colloqui.

Li guardo e penso a com’era la mia vita, a com’ero io. Ricordo con nostalgia le risate con i colleghi (a volte li incontro qui in Prati o ci vado a pranzo, quando sono a Roma) e ad una certa atmosfera di complicità che si era creata. Ripenso alla routine delle mie giornate, che in fondo mi piaceva, era la mia routine, costruita da me come la volevo, e non avevo davvero nulla di cui lamentarmi.

E però…avere un progetto mio è proprio tutta un’altra cosa, anche se, in termini di ore, lavoro il doppio di quanto lavoravo prima, e guadagno molto di meno. Ma abbastanza da campare me e il puzzone, e non ci manca davvero niente al mondo. E faccio il lavoro più bello del mondo.

E quindi gli stupidi golfini parlanti finiscono nel bustone a beneficio di mia sorella, che alcune cose sicuramente se le vorrà prendere. Ma non butto tutto. C’è quella gonna a cui ho cucito io la chiusura che si era rotta e volevo assolutamente metterla QUELLA sera di quattro anni fa che non dimenticherò facilmente, e quel maglione multicolor che ho comprato con il primo stipendio quando ho cambiato lavoro e mi piace tanto, e poi la giacca che mi hanno regalato al mio compleanno…e niente, il sentimentalismo da armadio non mi passerà mai, per quanti bustoni io possa riempire, e va bene così.

p.s.: non vedo davvero camicette parlanti eh, era solo una licenza poetica. Che qua certe voci ci mettono un attimo a circolare….

La mia pagina Librotrekking Campareconipiedi

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One Comment Add yours

  1. FRANCESCO MANCINI ha detto:

    Cara Alessia Ti rinnovi i miei complimenti per il coraggio avuto….è sempre un piacere leggerTi…:))

    Mi piace

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