Il più crudele dei mesi

“Aprile è il più crudele dei mesi, genera
lillà da terra morta, confondendo
memoria e desiderio, risvegliando
le radici sopite con la pioggia della primavera”

(T. S. Eliot)

E niente, ovviamente a me la primavera genera il mood malinconia, che quest’anno si confonde abilmente nel più crudele ma anche il più forsennato dei mesi mai vissuti da che ho intrapreso questo salto nel vuoto dalla vita impiegatizia tutta noia e sicurezza a quella da guida escursionistica.

Nella mia eterna dicotomia esistenziale “la vita o la si vive o la si scrive” (Pirandello) devo pensare che finalmente sto vivendo, se è un mese che non mi dedico a picchiettare la tastiera se non per ragioni strettamente promozionali, ma “Quali sono le radici che s’afferrano, quali i rami che crescono da queste macerie di pietra?”, prosegue Eliot, e allora non scrivo ma rimugino, rimugino e metto da parte, anche se sento ogni tanto che quel messo da parte pressa, e senza che me ne accorga viene fuori.

Qualche giorno fa, mentre ero a Ponza con un gruppo per Pasqua, ricorreva l’anniversario del mio salto nel vuoto. Un anno, e io guidavo l’escursione a Monte Guardia e Punta Fieno nell’isola di Ponza, leggendo alcuni brani di Moby Dick di Melville, tra persone estasiate dai panorami, che si complimentavano per l’idea del connubio camminate/letture. Un gruppo divertente, allegro, che rideva in salita e respirava panorami e aria di mare. E io con loro.

Quante cose sono successe quest’anno, quante persone ho conosciuto e quanti posti ho scoperto e riscoperto e quanta bellezza ho vissuto e imparato e quanta gratitudine ho dentro. Quante persone mi hanno detto e continuano a dirmi cose meravigliose, con le parole, con i messaggi, con gli occhi o con la loro semplice presenza. Ho imparato che non mi serve altro che gambe, cuore e cervello, e che ne ho di tutti e tre, e più di quanto pensassi. Ho imparato ad ascoltare, a mettermi nei panni degli altri, ho imparato a ricordare e ho imparato a scordare. Ho imparato a riconoscere i miei punti deboli, ho imparato a riconoscere gli errori (spero), ho imparato a coltivare i miei punti forti. Ho imparato a chiedere aiuto e consigli, ho imparato a dormire in qualsiasi posizione e ho imparato che niente mi sveglierà meglio di una salita la mattina prestissimo, neanche due litri di caffè. Ho imparato che il bucato e le lacrime si asciugano più in fretta al sole e con il vento, al chiuso di una stanza resta tutto bagnato. Ho imparato che se un signore di Bomerano ti offre un passaggio e torna indietro, dopo averti fatta scendere, per restituirti il cellulare che ti era scivolato dalla tasca, quando hai a disposizione un pulman con dei posti liberi e senti due ragazzi al bar che chiedono gli orari degli autobus (che all’Elba passano a sei ore di distanza l’uno dall’altro), te ne devi ricordare e offrire loro un passaggio fino a Portoferraio, perchè in qualche modo loro se ne ricorderanno un giorno e la catena che si andrà creando tornerà in un modo o nell’altro al signore di Bomerano. Ho imparato la cautela, l’accuratezza, sto imparando la spavalderia. Ho imparato che non posso fare tutto da sola, e ho imparato ad osservare e a scegliere da chi farmi aiutare, e penso che sto scegliendo bene, come meglio non potrei.  Ho imparato che si impara dagli sbagli e dai fallimenti e dai progetti interrotti, e che sentirsi trattati ingiustamente e crogiolarsi nella commiserazione non serve, non fa bene, avvelena e basta.  Ho imparato che gli occhioni del mio cane vedono e capiscono tutto, e sono capaci di lenire ogni dolore. Ho imparato che questo è un mestiere da uomini, e ho imparato a fregarmene.

Ho concluso il mio corso e sono ufficialmente una Guida Trekking (ma, per quanti non lo sapessero, esercitavo del tutto legittimamente la mia attività anche prima, a norma di legge). Domani andrò all’Agenzia delle Entrate a registrare l’Associazione Sportiva Dilettantistica e di Promozione Sociale Campareconipiedi ASD. Un bel respiro, qualche centinaio di euro, verosimilmente una giornata di file, e questo blog, che è già diventato una pagina Facebook che sforna escursioni, diventerà anche un’associazione.

Ma “L’estate ci sorprese”, continua Eliot, e allora chissà quante altre persone, quanti panorami, quanti passi, quante parole. Estate, vedi che puoi fare, ti aspetto al varco.

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