Ponza, loro e noi

Ponza ha un colpo d’occhio pazzesco quando si arriva al porto, me ne rendo conto davvero solo lasciandola alla fine della mia due giorni di sopralluoghi perchè prendo la nave “lentona”. All’andata ero con il barchino rapido che non ha spazi esterni, ci ho messo poco ma mi sono persa lo spettacolo dell’arrivo. È il problema di tutti i viaggi veloci, è il motivo per cui sempre più persone decidono di scoprire un posto al ritmo lento dei propri passi. Lo spettacolo vero tocca guadagnarselo, e questo solitamente vuol dire sudore e stupore in eguale misura.

Durante il viaggio di andata faccio amicizia con una troupe televisiva di “Linea Verde” che incontro regolarmente nei due giorni successivi. L’isola è piccola e tutti siamo qui a caccia degli angoli più belli, ma io sono sempre in vantaggio. I telespettatori vedranno quello che si può vedere dal finestrino di un’auto, mentre gli escursionisti avranno i veri panorami.

Ponza ha pochi sentieri, ma quelli che ha sono favolosi. L’escursione più bella è il Monte Guardia e Punta Fieno, il mare scintilla tutto intorno e il verde brillante delle ginestre gli fa da cornice. Ma anche l’escursione nella zona del cosiddetto Frontone è una meraviglia.

La spiaggia è carina, ma i sentieri che si snodano tra le ginestre sono stupendi. Le case (rupestri ma anche vere e proprie costruzioni) nascoste tra la vegetazione sono straordinarie, e il mare è sempre tutto intorno, ovunque ti giri, a riflettere il sole che mi carica di energia. Più di una volta penso di non riuscire a trovare il percorso o di dover fare andata e ritorno dalla stessa strada, tra gradini e recinzioni improvvisate, ma alla fine riesco a trovare un passaggio tra la vegetazione e le strisce di cemento tracciate probabilmente dai contadini della zona.

Ma Ponza d’inverno è anche un’isola deserta. Negozi chiusi, bar chiusi, nessuno per le strade se non operai e manovali vari. Eh si, perchè l’isola passa l’inverno a prepararsi per l’estate, ovunque si tinteggia e si ristruttura. Non posso fare a meno di sentirmi come una che arriva in anticipo a una festa, e un po’ si sente fuori posto e un po’ si gode la solitudine e lo spazio, la visuale esclusiva di un momento. Sull’autobus, l’autista mi chiede il biglietto quando sto per scendere. “Ma non dovrebbe chiederlo quando si sale?”, domando. “Tanto lo chiedo solo a VOI”, mi risponde, un po’ stizzito e un po’ divertito. Deve sembrargli strana, a lui come a tutto il resto dell’isola, sta tipa occhialuta che viene fuori stagione, si alza alle sei e comincia a macinare strade e sentieri con un canetto piccolo e antipatico.

In quel VOI c’è tutta la divisione di due mondi, di due culture. Io sono una specie di marziana, tutti mi salutano e mi guardano con simpatia ma da lontano. Noi siamo isolani, tu vieni da Marte.

Al ritorno, la nave grossa e lenta scivola verso la terraferma e Ponza si allontana e mi saluta con placida ironia. Torna pure, verrai sempre da Marte.

Incredibile come dal mare il Circeo sembri assolutamente un’isola.

Il viaggio lento mi somiglia, mi ci specchio e ci trovo riflessa la mia inquietudine e la mia impazienza in cerca di riposo. E il mio desiderio di somigliare sempre di più ad un lento percorso, ad un avvicinamento ad una meta che non è la fine di un viaggio ma l’inizio di un altro.

Pasqua Yogatrekking a Ponza

 

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